Fare l’hospitalero volontario sul Cammino di Santiago

Zaini a terra in fila davanti albergue in attesa hospitalero

Tempo di lettura stimato: 7 minuti

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Dopo aver concluso il tuo Cammino, probabilmente ti renderai conto che ciò che emergerà più vividamente nella tua memoria saranno i ricordi legati ai luoghi e alle persone, più che quelli relativi alla fatica o ai chilometri.

Ripercorrerai con gioia le atmosfere di allegra condivisione e di fratellanza, con particolare trasporto nei confronti di quelle vissute in quegli ostelli del Cammino di Santiago che ancora conservano una gestione incentrata sull’essenza stessa del pellegrinaggio.

In queste strutture, presenti in tutti i cammini che portano a Santiago, spesso sarai accolto da volontari, che ti aiuteranno trasmettendoti quel clima di affetto e benevolenza che riteniamo sia il vero significato del Cammino di Santiago.

Non dimenticare di mettere alla prova la tua preparazione da hospitalero con il quiz che trovi alla fine di questo articolo!

Indice dei contenuti:

"Il rumore di passi di visitatori è come una medicina; guarisce i malati, riempie il cuore, calma l'anima inquieta".

(Proverbio africano)

L'hospitalero volontario

In questo articolo ci riferiremo agli hospitaleros volontari, perché se lavorare in un ostello privato sul Cammino di Santiago è più appagante rispetto a un ostello ubicato in qualunque parte del mondo, le sensazioni e le emozioni provate da volontario in quelli parrocchiali o a donativo (offerta libera) riteniamo siano ancora più intense.

Chiaramente un’accoglienza sincera e fraterna si può ricevere anche in alcuni ostelli privati (ve ne consigliamo alcuni di questi presenti sul Cammino Francese), ma qui ci concentreremo su quelle tipologie a offerta libera in cui operano le associazioni che si occupano di coordinare i volontari.

Se guardiamo alla storia di questi alloggi, anticamente rappresentavano dei semplici luoghi di accoglienza e riparo per i pellegrini che sfidavano le intemperie (e spesso anche i briganti che volevano derubarli) diretti a Santiago di Compostela o in altri luoghi di devozione.

Considerato l’attuale numero enorme di pellegrini che ogni anno terminano il Cammino di Santiago, è una conseguenza logica che l’offerta di vitto e alloggio si sia adeguata e gli albergue privati siano aumentati di numero.

Sono dunque pochi gli ostelli che si sostengono con un’offerta libera da parte di chi vi soggiorna (il donativo), con donazioni di enti, associazioni o parrocchie. Questi alloggi contano unicamente su volontari che giungono da ogni parte del mondo, con un unico obiettivo di “restituire” agli altri un po’ della bellezza che hanno ricevuto dal Cammino di Santiago.

Perché fare l’hospitalero?

Insegna di un albergue

Si dice che coloro i quali abbiano ricevuto un’accoglienza benevola e fraterna siano poi i primi a voler ricambiare diventando volontari! Per quanto sembri un’ovvietà, questo fa intuire quanta differenza ci sia tra l’atmosfera asettica che a volte si respira in alcune strutture ricettive e quanto sia importante e apprezzato essere accolti nel modo più caloroso e fraterno possibile.

Le sensazioni provate durante il Cammino di Santiago, nell’animo di tante persone lasciano un segno così profondo da far scaturire un cambiamento (ne parliamo nell’articolo “Il ritorno a casa: il Cammino di Santiago ti cambia la vita?”) accompagnato dalla consapevolezza: che ciò che conta è come si fa il Cammino, più che portarlo a termine a tutti i costi.

Chi sceglie di fare l’hospitalero volontario sa che non sarà una passeggiata, né una vacanza: bisognerà sostenere i costi del viaggio per arrivare a destinazione, farsi carico di tutto ciò che esula dal semplice letto e pasto caldo e correre su e giù per molte ore badando alle esigenze di tanti pellegrini.

L’hospitalero sarà anche chiamato a fungere da “parafulmine”, assorbendo a volte le lamentele e le frustrazioni (oltre a malesseri e infortuni vari) di tante persone stanche e desiderose di attenzioni. Sarà il punto di riferimento e dovrà gestire in qualche modo anche richieste bizzarre ed esigenze alquanto pittoresche!

Ma riceverà in cambio tantissimo, concentrando in pochi giorni una meravigliosa esperienza di fratellanza, una potente dimostrazione di solidarietà: constaterà ogni giorno che, al contrario di ciò che si pensa, il numero delle persone altruiste è nettamente maggioritario rispetto a quelle egoiste.

Detto ciò crediamo non sia possibile rispondere in modo univoco alla domanda iniziale, perché ognuno ha le proprie motivazioni: l’unica cosa certa sarà che il volontario darà tutto sé stesso e cercherà di trasmettere agli altri parte della magia che il Cammino di Santiago ha lasciato in lui.

Chi può fare l’hospitalero?

L’hospitalero non deve avere un’età prestabilita, può essere donna o uomo e provenire da ogni luogo. Non importa che lavoro faccia, né che religione professi o quale sia il suo credo politico. Può sostanzialmente essere chiunque! ;)

Per fare il volontario, è richiesto che la persona abbia percorso almeno un Cammino, al solo fine di essere certi che, avendo vissuto l’esperienza da pellegrino, possa capire sino in fondo le esigenze e le emozioni di chi arriva in un ostello.

Al volontario non è richiesto che sia un credente né che si sia recato in pellegrinaggio nei luoghi santi della Cristianità. È nostra opinione che l’hospitalero si possa definire un “pellegrino”, uno appartenente alla categoria di coloro che identificano il pellegrinaggio come una ricerca interiore dei valori di fratellanza, altruismo e condivisione che, a nostro avviso, caratterizzano il significato del Cammino.

Ma non è un superuomo, ne è migliore degli altri, ponendosi anzi al loro servizio: cercherà di dare il massimo, consapevole di sbagliare e lasciandosi scivolare addosso tutto ciò che non va per il verso giusto.

Magari negli ostelli in cui ci sono volontari non sempre è possibile trovare la massima efficienza o i migliori servizi, forse non troverai un poliglotta, ma un aiuto e un sorriso franco e solare non mancheranno di certo!

Provaci, vedrai che sarà davvero indimenticabile e se dovessi constatare che non fa per te… beh, questo non significa che avrai qualcosa in meno degli altri, lo ricorderai comunque come un’esperienza unica che ti avrà arricchito l’anima.

In quali ostelli si può fare? Si guadagna qualcosa o si ha un rimborso?

Albergue al monastero di samos
Il monastero e ostello per pellegrini a Samos

L’hospitalero volontario generalmente opera negli ostelli per pellegrini dove non viene richiesto alcun compenso prestabilito, ma viene messa a disposizione una cassetta per lasciare una donazione, che a volte comunque non basta a coprire le spese.

Esistono alcune strutture (spesso parrocchiali) che, oltre a un letto e una doccia calda, offrono anche cena e colazione: per quanto sia lasciata al pellegrino la libertà di decidere l’ammontare della donazione, è corretto che ognuno si metta una mano sulla coscienza e agisca di conseguenza!

In ogni caso, in queste strutture solitamente non è compito del volontario richiedere il pagamento o sorvegliare che ogni pellegrino lasci una donazione o meno. Invece, per quanto riguarda la seconda presente nel titolo del paragrafo, la risposta è no! ;)

L’hospitalero non ha diritto al rimborso delle spese di viaggio per recarsi in ostello (che la struttura sia in Italia o all’estero non fa differenza) né riceve alcun tipo di pagamento. Di solito avrà vitto e alloggio, ma dovrà sostenere autonomamente le spese extra e quelle per l’eventuale svago in giro per la città, ad esempio per delle tapas e magari una caña (birra alla spina).

Questo significa quindi che si dà senza ricevere in cambio nulla? Beh, a nostro parere il guadagno c’è eccome: avrai in cambio emozioni, lezioni di vita, esperienze, sorrisi, pianti, sguardi, baci e abbracci. Schegge di vita e frammenti d’anima che ti porterai nel cuore e che ti faranno emozionare ogni volta che vedrai una conchiglia o leggerai la parola Santiago, fosse anche la capitale del Cile!

Che cosa fa un hospitalero?

Insegna albergue e aria ristoro

In parte lo abbiamo già detto quando abbiamo accennato al fatto che l’hospitalero sarà il punto di riferimento per tutti coloro che arrivano in ostello, una persona gentile e disponibile ma senza essere protagonista o un “capo” che dà ordini.

L’atteggiamento ideale è quello di coordinare la vita dell’ostello lasciando più libertà possibile ai pellegrini ed intervenendo solo quando i comportamenti altrui rischiano di essere molesti per gli altri.

Per quanto gli ostelli abbiano generalmente orari di apertura e chiusura, il volontario è in servizio 24/7 e sempre a disposizione dei pellegrini, particolarmente di coloro che hanno problemi fisici e quindi sono autorizzati a rimanere in ostello più di un giorno. Le mansioni tipiche che dovrà svolgere sono:

  • accogliere in modo fraterno e possibilmente gioviale i pellegrini non appena arrivati, magari offrendo loro dell’aiuto se sono stanchi ed un bicchiere di acqua fresca; spiegare le minime regole dell’ostello, registrarli e timbrare loro la credenziale;
  • se previsto dall’ostello, coordinare la preparazione della cena condivisa, l’allestimento dei tavoli, il lavaggio dei piatti. Tutto ciò con l’aiuto dei pellegrini che si mostreranno disponibili;
  • cercare di essere sempre disponibile e aiutare chi ha bisogno di una mano o un consiglio, senza però essere né accondiscendente, né troppo servile;
  • sovrintendere alla chiusura dell’ostello all’orario prestabilito e gestire gli eventuali ritardatari;
  • placare con il massimo buonsenso i contrasti tra pellegrini e favorire il rispetto reciproco all’interno dell’ostello;
  • preparare\coordinare la colazione (se l’ostello lo prevede);
  • non appena i pellegrini lasceranno l’ostello, solitamente entro le 8, fare le pulizie di camerate, bagni e spazi comuni (in alcuni potrebbe essere previsto un servizio esterno con una ditta).

A chi mi devo rivolgere per diventare hospitalero?

Albergue a hornillos del camino
L'ostello municipale di Hornillos del Camino

Sono davvero tante le associazioni di hospitaleros presenti in Spagna e l’offerta di strutture è davvero frammentata, presentando molte differenze nella politica di gestione degli ostelli. Tra tutte, quelle che ci sentiamo di consigliarti sono certamente queste:

  • Hosvol (hospitaleros voluntarios): associazione molto viva con tanti volontari provenienti da tutto il mondo; ha sede in Logroño (La Rioja) vicino l’ostello municipale. Quest’associazione opera in numerosi ostelli, tra cui: Bercianos del Real Camino, Zabaldika e Grañon sul Cammino Francese.
    Gli hospitaleros voluntarios, raggiungibili tramite il sito ufficiale, effettuano dei corsi preparatori della durata di un fine settimana che vengono svolti praticamente in tutto il mondo e in Italia si tengono a cura di Accoglienza Pellegrina. Per maggiori informazioni con date e luoghi di svolgimento, puoi consultare questa pagina. Se supererai il corso, potrai svolgere il servizio di hospitalero per una settimana in Italia in alcuni ostelli sulla via Francigena (Valpromaro, Vercelli e altri) e\o per due settimane in Spagna sui vari itinerari del Cammino di Santiago.
  • Acogida Cristiana en el Camino (ACC) è l’associazione che tramite volontariato svolge il servizio di accoglienza e consegna della Compostela presso l’Oficina del Peregrino a Santiago di Compostela. Vengono anche richiesti volontari per alcuni ostelli, tra cui: Carrión de los Condes, il parrocchiale Karl Leisner a Hospital de Orbigo, l’Albergue Apostol Santiago di El Acebo, “Albergue San Nicolás de Flue” a Ponferrada.
  • Anche l’Ordine di Malta opera in alcuni ostelli sul Cammino di Santiago tramite dei volontari, si tratta di due splendide strutture donative con un’atmosfera davvero pellegrina: l’ostello di Cizur Menor appena fuori Pamplona e quello di Villalcazar de Sirga, tra Burgos e Leòn. Per maggiori informazioni consulta questa pagina.

Mettiti alla prova!

Hai letto tutto l'articolo o sai già cosa significa essere hospitalero? Prova a testare le tue conoscenze con alcune domande!

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