Il ritorno a casa: il Cammino di Santiago ti cambia la vita?

la cattedrale nella foschia ti fa chiedere se il Cammino di Santiago ti cambia la vita

Tempo di lettura stimato: 6 minuti

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Questo è un aspetto del Cammino di Santiago che spesso viene trascurato o trattato con poca accortezza, nonostante riguardi da vicino moltissime persone che rientrano a casa dopo questa incredibile esperienza. Non è di certo nostra intenzione ingigantire il problema “santiaghite” o dire che il Cammino di Santiago ti cambia la vita con assoluta certezza.

Non sarà una rivoluzione assoluta per tutti, ma in ogni caso crediamo che difficilmente si tornerà come si è partiti: questa esperienza lascia un segno, sta a te valutare in che misura e in che maniera ti avrà cambiato.

È piuttosto frequente che, non appena tornati da una lunga vacanza, si provi quella che viene definita “sindrome da rientro” e si faccia fatica a riprendere subito la routine di tutti i giorni: è perfettamente normale e passa presto. Forse ciò che suscita questa sensazione è la mancanza di quel senso di avventura e di eccitante incertezza che si prova prima di una partenza e durante il viaggio stesso.

Un’esperienza come quella del Cammino di Santiago può notevolmente accentuare questo aspetto e, già dall’arrivo nella piazza della cattedrale, generare una profonda “nostalgia” per tutto ciò che si è vissuto. Ovviamente le reazioni saranno diverse e ti assicuriamo che spaziano dall’assenza di emozioni ai pianti sfrenati, fino addirittura al crollo totale per la stanchezza accumulata in tanti giorni.

Non è da escludere che questo sia collegato anche alle grandi speranze che possono essere state riposte inizialmente in questa avventura: per questo motivo, come già consigliato nell’articolo sul significato del Cammino di Santiago, ti suggeriamo di partire con la massima leggerezza e una relativa assenza di aspettative.

Indice dei contenuti:

"Non piangere perché qualcosa finisce. Sorridi perché è accaduta".

(Gabriel Garcia Marquez)

La nostalgia e la cosiddetta “santiaghite”

Interno della cattedrale di santiago
L'interno della Cattedrale di Santiago di Compostela

Se volessi provare a cercare la parola “santiaghite” tramite un motore di ricerca forse ti sorprenderebbe scoprire che risulta essere un argomento molto dibattuto: infatti la nostalgia per il Cammino di Santiago è molto diffusa tra chi lo ha fatto.

Ma perché si dovrebbe provare nostalgia? È piuttosto frequente avvertire questo tipo di sensazioni ogni volta che si vive un’esperienza molto differente dalla vita di tutti i giorni: può essere una crociera, una vacanza di più giorni o magari un periodo intenso all’estero come ad esempio l’Erasmus.

Il viaggio non è solo un periodo lontano da casa, è molto di più: viaggiare rallenta il tempo e ne altera la percezione (a questo proposito ti segnaliamo l’eccellente articolo di Annamaria Testa su Internazionale).

Ciò che secondo noi caratterizza il Cammino di Santiago rispetto ad altri tipi di esperienze (prendendo ovviamente come parametro un cammino di almeno tre settimane), è la tipologia di sensazioni ed emozioni provate: la fratellanza, l’altruismo, la vita semplice e parca, sentirsi parte di un fiume di persone accomunate da un genuino spirito d’avventura, l’irrilevanza attribuita ai beni materiali.

Tutto ciò è rivoluzionario quanto potente, è un bazooka rivolto contro il conformismo e l’appiattimento della vita quotidiana, costituita da consuetudini ben prestabilite e dettate spesso dalla vanità e dalle regole imposte dalla società per sentirsi “sul pezzo”. Questo stravolgimento (che legittimamente in alcuni può non manifestarsi per nulla) difficilmente non lascerà tracce e talvolta potrà dare inizio a un percorso di cambiamento profondo.

Ciò può essere salutare, ma se il senso di malinconia dovesse essere troppo intenso e duraturo ci si dovrebbe interrogare sulle aspettative forse troppo alte riposte nel Cammino: per quanto possa essere considerato come un’esperienza profonda, esso non potrebbe mai risolvere i problemi e le insoddisfazioni che si annidano nell’animo umano.

Un’ultima considerazione: e se anche il Cammino potesse durare molto di più, non finirebbe per diventare una routine, un rito giornaliero sempre uguale? La magia deve necessariamente avere una fine, senza che questo però significhi scomparire completamente: la magia del Cammino si trasformerà e diventerà poi parte integrante della vita di chi lo ha percorso.

Come gestire il senso di nostalgia da Cammino di Santiago?

Due tazze con una sciarpa simboleggiano un abbraccio

Ovviamente nessuno ha la ricetta giusta da proporre né tanto meno una potrebbe mai funzionare per tutti! Si possono però osservare alcuni accorgimenti per mitigare questa sensazione, provando ad esempio a non riporre troppe aspettative: a meno che tu non sia tra quei pochi che ne faranno in qualche modo il centro della propria vita, il Cammino di Santiago sarà un amico che potrai andare a trovare ogni qualvolta vorrai, che ti ha donato un momento di magia e fatto conoscere tantissime persone care.

Nella maggior parte dei casi non vivrai sul Cammino, però esso potrà essere una parte certamente unica e importante della tua vita! Un altro consiglio, è quello di tenere già in conto di poter tornare a casa con un senso di vuoto e quindi di porvi rimedio anticipatamente pianificando degli impegni: un corso, l’iscrizione in palestra, un periodo di affiancamento per imparare un nuovo lavoro, un tirocinio formativo o simili, un’esperienza di volontariato o magari un periodo da hospitalero!

Frequentare nuove persone e nuovi ambienti potrebbe essere una buona idea, perché non è escluso che all’inizio ti fossilizzerai un po’ parlando solo del Cammino, cercando contatti, sia online che offline, solo con coloro che hanno fatto questa esperienza e possono “capirti”.

Reagire è fondamentale: magari servirà qualche mese per riuscirci, ma la soluzione migliore che possiamo proporti è quella di integrare il Cammino nella vita di tutti i giorni, cercando di applicare ciò che di buono ti ha insegnato, come ad esempio i valori di fratellanza e altruismo.

Il Cammino di Santiago ti cambia la vita? Vediamo le possibili risposte

Questa è la domanda più ovvia che verrà posta a chiunque torni dal Cammino, anche se con varie sfumature: curiosità, speranza, ironia, scetticismo. C’è chi vorrebbe una risposta definitiva, una di quelle che spiazzano, alcuni vorrebbero sentirsi dire che coloro che hanno percorso il Cammino di Santiago tornano con delle certezze che prima non avevano.

Ma difficilmente si otterrà questo, innanzitutto perché ciò che si può trovare è strettamente correlato a ciò che si cerca, e poi spesso perché è necessario del tempo per scorgere il significato di tutte le esperienze che si sono vissute in un periodo così lungo. Nessuno può sapere se il Cammino di Santiago cambierà la propria vita: a nostro avviso l’unica certezza è che si vorrebbe immediatamente ripartire!

E quindi? Beh, le possibilità sono molteplici e vanno dalla semplice constatazione di aver vissuto un periodo bellissimo, sino alla “rivoluzione” del modo di vedere ciò che prima appariva perfettamente normale e quasi scontato. Vediamole!

E se fosse stata solo una bellissima avventura?

Se il Cammino viene vissuto solo come una splendida avventura, magari tra amici, lascerà per sempre dei ricordi meravigliosi e un bagaglio di esperienza per certi versi unica. È perfettamente normale che ciò avvenga, non è certo obbligatorio il fatto che generi una svolta che porterà cambiamenti radicali nella propria vita: anzi, è probabilmente ciò che capita più di frequente.

Sarà un’esperienza indimenticabile, ti brilleranno gli occhi ogni volta che sentirai la parola “Santiago” (fosse anche il nome di una persona!) e, nel momento in cui dovesse capitare di parlarne, ti ritroverai a rivivere i momenti più intensi e ricordare le persone più care con emozione e trasporto. Ovviamente la voglia di ripartire sarà sempre presente e consiglierai senza remore a chiunque di fare questa straordinaria esperienza.

Un cambiamento graduale nella vita di tutti i giorni

Una persona al bivio tra abitudine e cambiamento

A sinistra per le abitudini o a destra per i cambiamenti? Come ogni esperienza positiva che segna profondamente, appena tornati a casa si tende ad estendere quelle peculiari sensazioni alla vita di tutti i giorni, magari senza neanche accorgersene.

Forse è questo il vero insegnamento del Cammino e “l’obiettivo” più raggiungibile: provare ad applicare quotidianamente quegli ideali di amicizia, fraternità e tolleranza che tanto hanno arricchito il cuore e l’anima durante i giorni passati zaino in spalla.

Riuscire a farlo a lungo è una sfida non da poco, particolarmente con le persone più vicine a noi, magari anche quelle con cui condividiamo la routine lavorativa. Spesso viene voglia di provare a fare il volontario negli ostelli, un’esperienza intensa e magnifica che mette il pellegrino alla prova in un modo piuttosto differente, quasi dall’altro “lato della barricata”.

È quasi come un’estensione del Cammino, un modo per donare tempo e dedizione con il cuore. Il Cammino di Santiago, se si riesce a farlo diventare parte della propria vita, non finisce mai: diventa un cammino di vita, un percorso di condivisione e accoglienza che alberga dentro l’anima di ogni pellegrino, che automaticamente estende agli altri la generosità che ricevuto in dono.

Il cambiamento radicale

Un uomo salta e supera una grande scritta impossibile

Molte persone, tornate a casa, iniziano a vedere con occhi nuovi ciò che le circonda, ponendosi molte domande e facendo scaturire riflessioni profonde su come si sta affrontando la vita personale e lavorativa, sulla giusta importanza da attribuire a ognuno di questi aspetti.

Se questa esperienza ha segnato il pellegrino con forza e in profondità, difficilmente si accetterà di riprendere la vita precedente senza apportare dei cambiamenti decisivi. Del resto, tra le tante risposte date alla domanda sul perché fare il Cammino di Santiago, talvolta si celano eventi drammatici o la convinzione che un’esperienza di questo tipo possa servire a riflettere e quindi a districare situazioni particolarmente gravose.

Una delle lezioni che si apprendono durante il Cammino di Santiago è proprio quella dell’accontentarsi di ciò che si ha: ci si rende rapidamente conto che tutto quello che serve è contenuto in uno zaino e che tanti orpelli della vita di tutti i giorni si rivelano superflui. Tanti pesi che si portano sul cuore, tanti oggetti, riti e tradizioni che si ritengono fondamentali, risulteranno di colpo inutili e potranno essere messi da parte.

La vanità, così imperante, farà sorridere e si capirà che le si è data troppa importanza. Un’altra possibile sensazione che potresti provare non appena tornato dal Cammino di Santiago, anche se con notevoli differenze in relazione all’età, è quella inerente la sensazione del tempo che sta inesorabilmente scorrendo: questo potrebbe darti una fortissima spinta al cambiamento, particolarmente nel momento in cui arrivassi alla conclusione che di tempo per un cambiamento radicale ne è rimasto poco.

E a te? Il Cammino di Santiago ha cambiato la vita?

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