Cammino di Santiago: significato e consigli

Cammino di santiago significato iniziano con zaino e credenziale

Tempo di lettura stimato: 8 minuti

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Dopo aver letto la storia del Cammino di Santiago e la sua evoluzione nel tempo, proviamo a soffermarci un attimo su quello che, a oggi, potrebbe essere un modo d’interpretare il senso di questa esperienza. Ovviamente nessuno può affermare con certezza quale sia il significato del Cammino di Santiago, né giudicare le modalità scelte per percorrerlo o le emozioni provate dagli altri pellegrini.

Qualcuno dice che sia simile a un percorso di crescita, come un bambino che viene accompagnato da braccia amorevoli verso una destinazione che lo farà diventare adulto. Il senso profondo attribuito al Cammino è estremamente soggettivo e ognuno trae le proprie conclusioni, il proprio bilancio finale, interrogandosi e riflettendo su quale sia il significato di quanto vissuto.

Qui non parleremo del perché fare il Cammino di Santiago, delle motivazioni per le quali ognuno decide di intraprenderlo (anche perchè  non tutti le hanno ben chiare in mente!), ma cercheremo di capire il significato da attribuire a questa avventura.

Indice dei contenuti:

"Il turista percorre i paesaggi della cultura umana. L’esploratore insegue orizzonti inesplorati. Il pellegrino cerca la via verso l’anima"

(Fabrizio Caramagna)

Un'esperienza unica

Una chiave antica poggiata su dei sassi

Questa avventura, a nostro avviso, non ha nulla di paragonabile, né può essere considerata alla stregua di  un semplice trekking, una vacanza o un soggiorno all’estero. Ciò che la rende inimitabile è l’atmosfera di altruismo e pacifica convivenza, i sorrisi, i pianti, la tenacia, il confronto tra persone provenienti da ogni parte del mondo e la constatazione di quanto c’è di buono nell’umanità.

Un aspetto che risulterà lampante dopo poco tempo è il fatto che la nazionalità, l’etnia, il mestiere svolto, le amicizie e i soldi non avranno alcuna importanza; saranno le azioni e la considerazione verso il prossimo a qualificare la persona.

Saranno queste sensazioni ed emozioni a rendere indimenticabile l’atmosfera e le esperienze maturate in Cammino: altrimenti perché mai troveremmo la forza di camminare ogni giorno per ore, con tutto ciò che questo comporta? Anche se sarai equipaggiato perfettamente, informato e preparato ad ogni evenienza, le fondamenta su cui si basa questa esperienza saranno soprattutto due: la forza di volontà e la tenacia.

E noi? Che ci facciamo in tutto questo?

Spesso ti troverai a camminare faticosamente, magari a provare dolore e affrontare imprevisti nuovi che, per essere risolti, necessiteranno di strumenti differenti rispetto a quelli di tutti i giorni. Queste prove giornaliere saranno uno stimolo importante, una sfida con sé stessi e alla routine, alle convinzioni così ben strutturate da anni, che verranno messe in discussione da persone diametralmente opposte a noi, con modi di pensare e comportamenti che a volte faticheremo a capire.

L’accettare di uscire dal proprio guscio e riflettere sulle opinioni altrui, il constatare quanto la tolleranza, la ricchezza derivante dai differenti punti di vista, la meraviglia dei piccoli gesti a cui non avevamo mai pensato, arricchirà noi e la nostra vita.

Riceverai piccoli o grandi atti di altruismo spesso proprio nel momento in cui ne avrai più bisogno e ti verrà spontaneo ricambiarli: indicazioni da sconosciuti quando crederai di aver smarrito la strada e le frecce gialle, compagnia quando ti sentirai solo, un piccolo dono quando ti mancherà qualcosa. Ogni passo compiuto, senza che il pellegrino ne abbia piena coscienza, innesca un lento cambiamento nella sua anima, nel suo cuore: questo è parte del significato del Cammino di Santiago.

Cammino di Santiago significato e regole: pellegrino o turigrino?

Due pietre miliari indicano direzioni diverse

Un hospitalero belga veterano un giorno ci raccontò un episodio apparentemente banale, che però lo aveva colpito molto. Dopo una settimana dal suo arrivo in un ostello sul Cammino del Nord, e dopo aver accolto tanti pellegrini, una mattina ne vide arrivare due in bicicletta. Lui si accinse ad accoglierle con un abbraccio, un sorriso e un bicchiere d’acqua fresca (come accade in alcuni albergue a donativo, particolarmente in quelli gestiti dall’associazione Hosvol).

Tuttavia loro, prima ancora di ricevere questa accoglienza, si lamentarono insistentemente del fatto che l’albergue fosse mal segnalato e avessero perso molto tempo per trovarlo; ottenuto quindi il timbro se ne andarono, mantenendo il distacco evidenziato prima.

Ripensando all’episodio, l’hospitalero si rese conto che era la prima volta che qualcuno si lamentava per le indicazioni poco chiare e si chiese: “Perché nessuno lo aveva mai fatto prima?”, eppure la segnaletica era sempre stata la stessa, senza modifiche da parecchi anni.

Effettivamente, nel momento in cui anche lui provò a percorrere la strada per l’ostello, si rese conto che la segnaletica necessitava di miglioramenti. Forse da parte degli altri pellegrini la gratitudine per essere stati accolti come fratelli superava l’irritazione?

O forse nel cuore di altri si erano già insinuati i valori del Cammino e in quelle due pellegrine no? Oppure coloro che sostengono che esiste una netta differenza di approccio e comportamento tra coloro che rispettano o meno le regole del Cammino di Santiago hanno colto nel segno? La differenza tra pellegrino e “turigrino” non è detto che sia così semplice da cogliere!

Un mondo chiuso in sé

Una miriade di lumini accesi

Certo è che si può anche girare il mondo, viaggiare ovunque, parlare lingue diverse e conoscere persone provenienti da ogni dove, ma se non si è disposti a mettere da parte il proprio stile di vita, le proprie aspettative, le proprie pretese, è come se si restasse sempre chiusi in casa.

Probabilmente, quando inconsciamente si cerca di capire il significato del Cammino di Santiago, si intuisce che non si troverà nel semplice camminare o nella mera successione di paesaggi da cartolina, ma nell’ambizione di mettersi in gioco, di uscire dagli schemi e rivoluzionare tutte le proprie certezze.

Ogni pellegrino alla fine del proprio Cammino potrà raccontare episodi inspiegabili che, presi insieme, difficilmente attribuirà al semplice caso: si farà strada in lui la consapevolezza che la “confianza” governa tutto ciò che accade durante il Cammino di Santiago.

Questa energia sarà un conforto per le ansie e farà scaturire l’inspiegabile constatazione che nonostante le difficoltà ci sarà una specie di “forza” che attirerà il pellegrino verso la Cattedrale di Santiago di Compostela (per alcuni questa forza ha natura puramente religiosa, per altri è una sorta di energia interiore che li spinge ad andare avanti e per altri ancora è semplicemente qualcosa di indefinibile).

Una vacanza pellegrina

Vecchie valigie impilate

Quando si ritira la Credenziale del Cammino di Santiago, bisogna cercare di farlo pensando che un tempo veniva consegnata con solennità: si veniva proclamati ufficialmente pellegrini. Non è più così, ma quel significato di fondo dovrebbe comunque sempre essere ricordato e rispettato.

La massificazione del Cammino è ormai una realtà diffusa ed è certo che vedrai cose potenzialmente non gradevoli: ci sarà chi pretende servizi di lusso negli ostelli, altri che saltano con il bus le tappe più impegnative, chi usufruisce sistematicamente del trasporto zaino (di cui parliamo nell’articolo “La freccia gialla e il Cammino di Santiago: segnaletica e trasporti”) anche quando non giustificato da impedimenti fisici, pellegrini che si fanno lasciare dal taxi a poche decine di metri dall’ostello, e così via.

Questi ultimi in particolare entreranno in ostello con la credenziale e potrebbero occupare uno o più letti, magari togliendolo ai pellegrini affaticati da decine di chilometri fatti a piedi.

Probabilmente penserai che queste persone non sono “veri pellegrini”.

La sfida vera è non giudicare o almeno non dare alcuna importanza alla cosa, non esternare continuamente questa opinione negativa. Capire quindi che, se crediamo che questo modo di agire non sia corretto, l’unica cosa importante (a parte il segnalare a chi di dovere le condotte gravi, come togliere il posto letto a chi è infortunato o simili) è non farlo noi stessi.

Se ti sentirai infastidito assistendo a questi ripetuti comportamenti, (particolarmente negli ultimi 100 km del Cammino) sarà controproducente solo per te stesso e non cambierà lo stato delle cose.

Inoltre bisogna sempre ricordarsi che se dovessi avere dei problemi fisici gravi non immediatamente visibili e fossi costretto a prendere il bus, riceveresti le stesse occhiate di disapprovazione.

Chi percorre il Cammino con un approccio che ci sembrerà “non da pellegrino” ha il diritto di farlo e otterrà comunque tanto: nuove conoscenze, un’esperienza appagante, potrà godere di paesaggi meravigliosi, una dimostrazione di pellegrinaggio che potrà mostrare orgogliosamente agli amici.

Inoltre questo non preclude il fatto che questi ultimi non cambino approccio strada facendo o nel cammino successivo, portando così anche loro a compimento il significato ultimo dell’esperienza, ovvero la crescita personale.

Cammino di Santiago significato e consapevolezza dell'esperienza vissuta

Il Cammino di Santiago, tra le tante lezioni che impartisce, insegnerà che, a differenza di ciò che capita spesso nella vita di tutti i giorni, qui non c’è competizione. Non ci sono vincitori nè vinti, non serve dimostrare di essere più fighi o “sul pezzo”. Questa esperienza, che qualcuno potrebbe paragonare alla breve rappresentazione di una vita, lascerà certamente un segno indelebile, un sentiero che toccherà solo a te scegliere se seguire o meno.

In ultimo potremmo dire che il vero Cammino è quello che ognuno fa con sé stesso, con la propria anima, con il proprio cuore. Se la fiducia, le motivazioni e la tenacia sono forti, non è necessario preoccuparsi di ciò che accadrà, né pianificare tutto ossessivamente. Il Cammino entrerà dentro ogni pellegrino e regalerà una consapevolezza granitica: i rapporti interpersonali e l’altruismo sono i due fattori che faranno la differenza tra un Cammino svolto a titolo di escursionismo e un Cammino dell’anima.

Probabilmente una delle lezioni che il Cammino può dare è quella di cercare di portare nella vita di ogni giorno quella sensazione di bellezza, quel vento di meraviglia, quei sorrisi e quell’altruismo che è stato vissuto. Se poi questo significherà che il Cammino di Santiago ti cambia la vita, è solo una questione di scelta, una di quelle che si rivelerà importante e da cui dipenderà il significato che per te ha avuto il Cammino di Santiago.

Il Cammino di Santiago consigli e spensierata improvvisazione

Viso di un bambino

Riportiamo qui di seguito quegli accorgimenti che durante il Cammino di Santiago consigliamo di attuare, in modo tu possa vivere questa avventura nella maniera più autentica possibile:

  • Parti “leggero”, con l’animo e il sorriso di un bambino che assapora per la prima volta un gusto nuovo. Fatti sorprendere! Se inizierai con l’insistente esigenza di trovare a tutti i costi qualcosa, potrebbe scaturirne una delusione profonda.

  • Non portare con te apparecchi tecnologici o portane il meno possibile: come diciamo nell’articolo “La musica durante il Cammino di Santiago, smartphone e lettura”, continuando a postare e condividere ciò che ti capita sui social media, o passando la maggior parte del tempo chiamando e messaggiando, non saresti in grado di staccarti dalla routine che solitamente conduci nella tua quotidianità, rischiando di non entrare mai nello spirito del Cammino.

  • La stanchezza potrà portare a volte ad essere irritabili e ad avere comportamenti antipatici: cerca di evitarlo ricordandoti che nei rapporti a volte contano più le azioni e un sorriso potrà essere sufficiente per superare le piccole difficoltà (a volte anche accentuate dalla lingua che potrebbe ampliare la difficoltà di comunicare nel Cammino di Santiago).

  • Si dovrebbe anche provare ad accettare che partire non significa necessariamente arrivare: se dovesse capitarti un infortunio o qualunque altro imprevisto che ti dovesse costringere a desistere, non è un dramma. Il Cammino può essere ripreso da dove si è lasciato e terminato successivamente.

  • Sii curioso! Delle cose e delle persone, fai domande (non troppo indiscrete però! ;)) e sorridi di rimando. Sii allegro e spensierato come in una tiepida mattina di maggio, quando l’aria è fresca, la natura si risveglia e tutto sembra essere perfetto.
Un gufo si affaccia incuriosito
  • Non è obbligatorio informarsi prima della partenza, né tanto meno il Cammino assicura una “riuscita” ottimale a chi pianifica tutto ed è meticolosamente organizzato. Tutti i consigli che troverai in questo sito sono frutto di esperienza diretta; ma, ripetiamo, neanche con tutti i suggerimenti del mondo sarai preparato alla meraviglia di questa esperienza. Anzi, probabilmente cercare di farsi sorprendere ogni giorno è uno dei consigli migliori che si possano dare, insieme a quello di creare un buon equilibrio tra l’esigenza di programmazione e l’improvvisazione. Possiamo dire che un Cammino ideale è quello lieve, di spirito e di passi, cercando di affrontare con un sorriso aperto e consapevole i problemi che arriveranno.

  • Approfondisci, ma non troppo. Ad esempio, evita i video-diari (nonostante in questo sito ci sia una sezione video, non li pubblicheremo!): crediamo che, se leggere una descrizione possa rivelare un po’ di quello che ti attende, vedere un video con la descrizione di tutte le tappe passo-passo sveli praticamente tutto!

  • Ascolta il tuo corpo e non importi uno sforzo eccessivo se ti senti troppo stanco, indipendentemente dalla tua preparazione fisica. Non badare alla velocità altrui e non fare gare con nessuno! La scelta migliore è trovare il proprio passo, consci che i primi giorni saranno i più difficili. Evita di prendere l’autobus o approfittare di eventuali passaggi in macchina, fallo solo se sarà assolutamente indispensabile, come in caso di infortunio.
  • Non farti abbattere dalle difficoltà: i dolori ci saranno, spesso a rotazione tra articolazioni e muscoli che neanche pensavi di avere! Ma ti sorprenderà constatare che la maggior parte delle volte spariranno da soli. Modula chilometri giornalieri in funzione dell’altimetria della tappa e delle energie che senti di avere.

  • Ricorda sempre che la vera meta è in te stesso, non è la cattedrale di Santiago di Compostela; per quanto splendida e imponente, è solo una chiesa: ne vedrai di altrettanto magnifiche o magari ne esistono di meravigliose anche vicino casa tua. Riuscire a percorrere un cammino così lungo e costellato di eventi e imprevisti è una sfida, soprattutto con sé stessi, con la consapevolezza di non avere a disposizione amici e familiari a cui poter prontamente chiedere aiuto. Dovresti far in modo di poter contare solo sulle tue forze e sulla “casa” che ti starai portando sulle spalle. Se ti stai chiedendo cos’è la Compostela, possiamo dirti che obiettivamente è solo un pezzo di carta; ciò che ti farà stringere il cuore vedendola sono i ricordi e le persone che ad essa sono legate.

  • Terminato il Cammino, ti stupirà pensare di averlo compiuto. Di essere stato proprio tu ad aver portato a termine questa impresa. Ti renderai conto di aver superato limiti che credevi invalicabili e probabilmente ti sentirai più sicuro di te stesso, particolarmente ripensando a tutti quei fatidici dubbi che ti opprimevano prima della partenza. Che altro dire: Buen Camino!

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