Concorso in cammino “Scrivendo a passo leggero”: 1° classificato

Concorso in cammino “Scrivendo a passo leggero”: 1° classificato

Concorso in cammino scrivendo a passo leggero 1 posto

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Eric
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Perché organizzare un concorso dedicato a coloro che camminano? Al contrario di ciò che molti credono, le persone che cercano di trasferire su carta le emozioni che hanno provato sono molto numerose, particolarmente quando sono state vissute durante un’esperienza così intensa come un lungo cammino. Questo nel tempo ha originato tantissime opere, che spaziano dall’elogio del camminare, ai diari di viaggio, sino ai racconti dedicati a itinerari specifici come ad esempio i libri sul Cammino di Santiago.

Abbiamo pensato che dare spazio alle parole fosse il modo più corretto di valorizzare questi itinerari così ricchi di contenuto, perché crediamo che ogni passo percorso a piedi arricchisca chi lo compie e coloro che lo circondano, donando benessere e un senso di profonda libertà.

Non è stato per niente semplice stilare una classifica dei racconti ricevuti, perché in ognuno abbiamo potuto riscontrare quanto le parole fossero ricche di significato personale e di riflessioni a volte intime. Ogni racconto è prezioso, perché legato alle diversissime motivazioni che spingono ogni persona a intraprendere un cammino.

Da oggi pubblicheremo i testi dei primi 10 classificati, iniziando dal racconto e dalla poesia di Enrico Moro, primo classificato nel concorso “Scrivendo a passo leggero”.

Il concorso è stato organizzato dal presente sito e dalle pagine/gruppi Facebook: ilcamminodisantiago.net, A spasso leggero, La Camminatrice e la Resistente e Lo Spagnolo per Pellegrini.

Indice dei contenuti:

L’autore: Enrico Moro

l'ombra di un pellegrino in cammino

“Sono nato nel 1957 a Rovigo, dove vivo e lavoro come ingegnere libero professionista. Ma al sabato scappo dai numeri, dalle scadenze, per seguire il ritmo lento dei passi. E allora i respiri del bosco sostituiscono le lancette dell’orologio. I cinguettii al posto della suoneria del cellulare.

Camminata come cerimonia di una religione nuova: Re-ligo, che lega assieme; lo sciogli quel nodo. Non trovi miracoli, non hai apparizioni. Ma li percepisci dentro il tuo spirito, eccome, ne hai contezza, con la piacevolezza delle piccole cose che credevi inutili. Lo leggi come miniature nelle foglie. Lo legge la tua ombra annusando la polvere della strada. L’essenziale nello zaino per portare l’essenziale nella mente: solo così vai leggero, accarezzi Libertà”.

Perché Cammino

“Non sei tu che fai il Cammino di Santiago: è lui che fa te, ti plasma, come creta, ti fa avanzare come l’acqua dei fiumi.

Parti con una domanda. Arrivi e ti accorgi che quella risposta l’avevi già in tasca. Pellegrino: per agrinus, per campi, attraverso la terra. Man mano che avanzi non attraversi la superficie della terra, ma penetri nei campi, vai a fondo. Nelle profondità delle cose, questo è pellegrinaggio.

Il respiro non è fisico, ma è la congiunzione fra anima e corpo. E tu sei respiro che si diffonde, penetra il bosco, gira le colline. Lì da mille anni a mescolarsi coi respiri di santi, profeti e peccatori per unire storia e futuro: respiri eternità.

Pregare: essere precario. Se pregare è dedizione, invocazione, tu inanelli una serie di rosari lunghi un giorno. Avanzi a piedi giunti. Niente è più semplicemente “creato”, statico immanente; tutto invece è “creatura”: participio futuro: che sta per essere generato, ripartorito ad ogni istante. E provi l’emozione inattesa di sentirti nuovo, altro; qualche parte di te sta per essere creata ad ogni respiro. E cammini…

Scali la storia del mondo e della religione. Re-ligo, che lega assieme; lo sciogli quel nodo, in cerca di parole antiche, di verità che uniscano il tuo essere di terra con l’alito divino che ti ha generato, del mistero che chiuda in sè il senso. Non troverai miracoli, non avrai apparizioni. Ma li percepirai dentro il tuo spirito, eccome, ne avrai contezza, con la piacevolezza delle piccole cose che credevi inutili. Lo leggerai come miniature nelle foglie. Lo leggerà la tua ombra annusando la polvere della strada. E vorrai solo restare bambino per perderti per sempre. Mollare per strada gli schemi, pesi inutili. L’essenziale nello zaino, l’essenziale nella mente: solo così vai leggero, accarezzi libertà.

Se son pellegrino non possiedo nulla, perché appartengo ad ogni cosa che incontro. E così arrivo davvero a Santiago se ho vissuto con consapevolezza ogni passo. Non sono partito per arrivare, ma per andare. La mia meta non era l’arrivo, ma il Cammino. Se non mi troverò, non sarò mai partito davvero. Non importa la strada, ma la direzione: vai ad occidente. Dove cala il sole; Cammino come metafora della vita: procedi verso la tua notte, dove tutto finirà. Non puoi non interrogarti. Non puoi non sfogliare le tue risposte. Ed una volta arrivato, sai che ti girerai per rinascere. Il Cammino ti da una possibilità di vedere in anteprima la fine, Prima che sia troppo tardi. Per questo non vedi l’ora di arrivare, e allo stesso tempo non vorresti arrivare mai. Questo più o meno è il liquido amniotico in cui si sta immersi, protetti per un mese.

I miei passi sono mai esistiti? Li posso andare a raccogliere? Eppure, se non ci fossero stati i miei e quelli di altre centinaia di migliaia di pellegrini, il Cammino non sarebbe quello che è. Perché i passi del Cammino non si sono mai fermati, proseguono ora, ogni giorno, dentro di me”.

"Vuelos"

pellegrino in cammino tra i campi di grano

“Nuoto in queste distese

di bruniti, e dorati, e di verdi lontani.

Non si vede la fine.

Con lo sguardo volevo

afferrare qualcosa di me.

Non mi trovo:

son puntino minuscolo,

sono un niente perduto

ma, lo spero,

tenuto serbato con cura,

come caro, a quest’ “oltre”.

Provo a andar nel profondo,

cullato dalle onde del grano.

Mi avvicino al mio cuore, mi sembra.

Forse sono…

Ma ancora una volta

svanisco sfuggendo a me stesso.

Torno in alto

e traguardo dalle fronde dei pioppi

poi da quella collina.

E riapro lo sguardo, sicuro

che qualcosa di buono, oltre me,

certamente raccolgo.

Or che il tempo trattiene il respiro,

torno qui più vicino.

E lo spazio è compresso in un palmo.

Tutto è qui, ce l’ho in mano, e lo stringo…

ma mi scappa, come sabbia che luccica.

Esco ancora, poi ritorno

come rondine al nido

in un sacro cercar moscerini:

basta poco ai suoi piccoli,

meno ancora al mio cuore.

Mi basta un respiro più calmo;

un profumo, un bel fiore

mi ridanno la vita.

Mi ritrovo nelle piccole cose,

ed ovunque si giri lo sguardo

trovo parti di me.

Ecco dunque dov’ero:

era vano cercare un me stesso indiviso

se è in cammino:

Son tutt’uno col mondo che scorre,

basta farsi portare.

Nella terra più rossa,

nel tramonto, nel vento,

nei sorrisi che incontro,

nel cielo più terso,

perfino nei sassi che pesto

sono a casa,

c’è il mio letto,

posso aprir le finestre:

ora anch’io

so volare”.

(Enrico Moro)

Concorso in cammino "Scrivendo a passo leggero"

Quello che hai letto è il racconto e la poesia del primo classificato, ma non è finita qui! A breve ci saranno anche i lavori inviati dagli altri partecipanti, infatti crediamo sia giusto dare più spazio possibile ai camminatori e ai loro racconti di viaggio. A presto!

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