“Il cammino del mondo”: un viaggio nel tempo lungo il Cammino di Santiago

recensione libro il cammino del mondo

Tempo di lettura stimato: 9 minuti

Roby
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Ogni pellegrino, o aspirante tale, sa in cuor suo che un lungo percorso come il Cammino di Santiago non è un mero susseguirsi di luoghi, di tappe scandite da passi gravosi, bensì un viaggio dentro la propria storia attraversando quella di milioni di altri che lo hanno preceduto.

Il cammino del mondo”, edito da Libreria Pienogiorno, propone esattamente questo: una raffigurazione concreta di quanto fosse la strada a decidere il cammino del viandante, a stabilirne le regole e il fine ultimo, a condurlo alla meta. Un periglioso viaggio nella storia dei pellegrini di Compostela e nelle loro alterne vicende.

“Questo cammino è assillante. Graffia i dossi delle colline brulle, indugia sul fondo dei boschi, taglia in due le terre che attraversa. Ma non è questo che conta. Quel che conta, è che porta a Santiago e che a Santiago saprete qualcosa di più su voi stessi. Come se, consumando i vostri piedi nei solchi, consumaste anche l’uomo vecchio che siete […]”.

Indice dei contenuti:

Alla scoperta de “Il cammino del mondo”

Edito per la prima volta in Francia da Hachette nel 1978 con il titolo di Priez pour nous à Compostelle, “Il cammino del mondo” è stato pubblicato in Italia nel 2021, ponendosi certamente tra le principali fonti letterarie nell’ambito del Cammino di Santiago e dei pellegrinaggi medievali in generale.

Gli autori, Pierre Barret e Jean-Noël Gurgand, famosi giornalisti e scrittori (il primo anche storico), oltre a questo volume hanno pubblicato numerosi saggi, ricevendo per il loro lavoro prestigiosi premi come il Thérouanne, conferito dall’Accademia di Francia nel 1981.

Nell’attuale panorama letterario, tralasciando il noto libro di Paulo Coelho, certamente differente rispetto agli altri in relazione alle tematiche e al modo in cui vengono trattate, “Il cammino del mondo” si distingue sia per l’approccio che per il contesto.

Sin dalle prime pagine, gli autori anticipano la genesi del testo, evidenziando che, nel cercare le risposte agli innumerevoli quesiti che essi si posero in merito ai pellegrini dei secoli passati, appurarono che le cronache del Cammino furono, tra il secolo X e il XVIII, piuttosto rare.

Ecco dunque l’idea: saranno proprio gli scritti dei viandanti del passato a raccontare il Cammino di Santiago, a riferirne le vicende. Nei resoconti di coloro che diverranno i nostri compagni di strada, sarà possibile intraprendere il percorso compiuto dai pellegrini attraverso i secoli, seguendone le orme.

Un breve viaggio tra le pagine

statua di Santiago a cavallo nella chiesa della Virgen de La Velilla a Valderrueda
Statua di Santiago - Santuario de la Virgen de la Velilla

Nell’accennare a “Il cammino del mondo”, non si potrà fare a meno di citare la storia del Cammino di Santiago e dei pellegrini, i luoghi simbolo della devozione a San Giacomo, nonché i nostri cinque compagni d’avventura che ci guideranno attraverso i sentieri di Francia e Spagna.

Lo faranno parlandoci dei preparativi, che, oltre a procurare una somma adeguata al lungo viaggio, consistevano nella redazione del testamento, richiesta di attestazione (raccomandazione) rilasciata dal proprio parroco, confessione e conseguente elemosina, addii. In ultimo, la benedizione della bisaccia, affinche “[…] tu giunga a compiere il tuo voto di pellegrino” e del bordone “[…] affinché ti faccia vincere le insidie del Nemico e giungere sino alla meta”.

Attraverseremo con loro ponti e strade, boschi dalle presenze minacciose, conosceremo banditi e saltimbanchi, affineremo le tattiche per procurarci il cibo, l’alloggio e le cure, apprenderemo la storia di San Giacomo e di artefatti e reliquiari dalla sospetta abbondanza.

Durante la lettura de “Il cammino del mondo”, si alterneranno sovente dotte citazioni, argute considerazioni e aneddoti curiosi; inoltre, non mancheranno golosi riferimenti culinari:

“un abitante della variante al percorso classico che va da Parigi a Tours, Madeleine Paulmier, inventa nel 1846 ciò che Marcel Proust descriverà come dei “dolci corti e paffuti chiamati Petites Madeleines, i quali sembrano prendere a modello la valva incavata di una conchiglia di San Giacomo”.

Infine, saranno gli autori a raccontare il loro cammino in prima persona: un viaggio dentro loro stessi prima che nei sentieri di Francia e Spagna, un itinerario personale, seppur arricchito talvolta da una voce fuori campo che ne amplia il pensiero, i sentimenti, le emozioni. Una voce che pone domande che essi stessi non oserebbero pronunciare ad alta voce: “Quando essi entrano nelle chiese, quando osservano coscienziosamente i dettagli dei capitelli; è proprio per trovare l’uomo, come loro dicono, o per cercarvi Dio?”.

I nostri affezionati compagni di Cammino

Ma chi sono dunque le nostre guide lungo l’impervio sentiero che si snoda attraverso “Il cammino del mondo”? Vediamoli:

  • Aymeric Picaud, un monaco francese vissuto nel XII secolo e presunto scrittore del famoso Codex Calixtinus, la prima “guida” del Cammino di Santiago. Per gli autori, “Nulla sfugge al giudizio lapidario dell’uomo del Poitou […]”.
  • Jean de Tournai, un mercante fiammingo “sufficientemente agiato da non doversi preoccupare di fare i conti”. Parte da Valenciennes lunedì 25 febbraio 1488 “con suo fratello prete e altri compagni”.
  • Su Domenico Laffi, sacerdote bolognese partito per Santiago di Compostela nel 1670 con il pittore Domenico Codici, viene annotato il curioso aneddoto, dal sapore vagamente beffardo, secondo cui “Il bolognese Laffi si è perso, proprio lui, nelle lande brulle dei monti d’Oca ed è sopravvissuto mangiando degli champignon”.
  • L’irascibile Guillaume Manier, sarto della Piccardia, con i suoi tre compagni nel 1726. Partirà con il sostegno del suo distinto bordone, appositamente commissionato al falegname Firmin Ceuilly, con il quale attraverserà la Francia e i Pirenei, ma che finirà per terminare la sua onorevole mansione a Burgos “spaccato in due sulla schiena di Jean Hermand, uno dei compagni […], al termine di una violenta lite”. Di lui si dice che partì per Santiago a causa di un debito mai estinto, e, considerato che i pellegrini e le loro famiglie godevano di uno status privilegiato, mise dunque al riparo sé e i suoi cari da eventuali ritorsioni o pretese di giustizia.
  • Infine il giovane Bonnecaze di Pardiès-en-Béarn, nel 1748. Preso per matto dai suoi genitori nel momento in cui annuncia il pellegrinaggio religioso a Santiago, in realtà ha un obiettivo ben più prosaico: la realizzazione del sogno di studiare in Spagna. Sarà un cammino difficile e privo di risorse, che, a causa della rottura a Pamplona dell’unico paio di scarpe posseduto, lo costringerà a camminare per 180 leghe a piedi nudi.

La Via delle stelle e il pellegrino

interno della cattedrale di santiago di compostela
L'interno della Cattedrale di Santiago di Compostela

Per tutti coloro che percorrono il Cammino di Santiago in epoca contemporanea, è oggettivamente difficile intuire quanto potesse essere gravoso e dall’esito precario portare a termine un lungo pellegrinaggio nel periodo medievale, ancor più oneroso poiché i pellegrini partivano a piedi dalla loro dimora e lì erano costretti a tornare.

“Il cammino del mondo”, a questo proposito, si rivela un prezioso documento colmo di intriganti frammenti di vita pellegrina dei secoli scorsi, un’autentica rappresentazione di un percorso dalle mille incognite:

Le punte ferrate dei bordoni risuonano sui ciottoli della strada, i canti si frammischiamo e si confondono. Molti cavalieri, in segno d’umiltà, percorrono a piedi l’ultimo tratto del viaggio, mentre molti marciatori hanno tolto le scarpe in vista del santuario. Senza dubbio, coloro che giungono alla meta hanno un pensiero e una preghiera per i compagni partiti con loro e che non sono più qui, quelli che la fatica, la febbre, i lupi, il freddo o la cattiva acqua hanno addormentato per sempre ai bordi del cammino […]”.

Tra i singolari personaggi che affollano il Cammino di Santiago e le vie per arrivarci, conosciamo anche i falsi pellegrini, detti coquillards. Essi si travestono come i devoti a San Giacomo, con tanto di conchiglia, in modo da ottenere cibo e denaro sfruttando il senso di carità e altruismo che normalmente viene suscitato dai pellegrini in cammino.

Anche quello che viene definito il “mestiere” del pellegrino non è poi così raro, in quanto vi è anche chi, dietro lauto compenso, percorre il Cammino di Santiago a pagamento per conto altrui. O chi, come Mastro Jean d’Acre, nel registro della taglia di Parigi viene definito “cercatore di perdoni”.

Tra coloro che bramano la remissione delle proprie mancanze, conosciamo anche Guglielmo X d’Acquitania, che si definisce immenso peccatore. Giungerà a Santiago nel 1137, e, non appena confessate le sue colpe, morirà in estasi ai piedi dell’altare della Cattedrale (secondo la tradizione, mentre la storia ne annota la morte durante il viaggio).

“I mille e mille passi che portano a Compostela, i mille e mille passi mille volte ripetuti, sono la moneta del pellegrino: in umili fatiche, con indicibili e violenti morsi della fame, con ferite senza gloria, egli paga la salvezza della sua anima”.

Tutti i pellegrini che ritornano presso i propri cari dopo aver terminato il Cammino, vengono accolti con gioia e festeggiamenti, data la lunga assenza e l’alto numero di coloro che non facevano ritorno. Ciò provocava delle situazioni oltremodo surreali, come quando accadde che nei registri della confraternita di San Giacomo a Lione, accanto al nome di un pellegrino, venne annotato a margine “deceduto, menzione più tardi cancellata e sostituita con “resuscitato.

A questo proposito, l’esempio di Jean de Tournai è lampante: si avventura nel viaggio di ritorno verso la sua Valencienne attraverso villaggi ostili, disavventure e campi di battaglia francesi. Vi arriverà il 7 marzo 1489, dopo 1 anno e 11 giorni di cammino, accompagnato da mille avventure da raccontare a coloro che avevano quasi perso la speranza di riabbracciarlo.

Il Cammino di Santiago visto dagli autori

in chiesa un banco illuminato dal sole

Pierre Barret e Jean-Noël Gurgand hanno compiuto il Cammino alla fine degli anni settanta, partendo da Vezelay: circa due milioni di passi senza fretta, tra strade e sentieri, alternando bivacchi nei boschi a giacigli di fortuna, le accoglienze fraterne ai rifiuti sdegnati.

Il loro incedere, ancor più prezioso dal punto di vista documentale perché compiuto prima che la Via di San Giacomo rinascesse dopo un lungo oblio, sarà in principio duro e a volte crudele, come può essere solo un sentiero dimenticato dal tempo, privo di considerazione e comprensione.

In quegli anni, le vie percorse dai pellegrini, un tempo note e benedette da fede e carità, si rivelano, particolarmente in terra francese, spoglie e vetuste, prive d’amore per coloro che seguono la Via per Compostela.

Pierre e Jean-Noël percepiscono quest’abbandono e vedono affacciarsi all’uscio le prepotenti esitazioni che ogni pellegrino avverte nei momenti più ardui, gli attimi in cui la meta appare offuscata e perduta tra le nebbie. Ma queste sono incertezze che attanagliano i pellegrini all’esordio, quando la fatica sovrasta ogni cosa e i ripensamenti si impongono spietati.

Lentamente ma inesorabilmente, il pensiero diverrà ben presto uno solo: andare a ovest, seguendo la via indicata dalle stelle; sino a Santiago, alleggerendo pian piano il fardello reale e figurato, abbandonando tutto ciò che si rivela superfluo per il corpo e l’anima.

[…]È questa la normalità nelle giornate del pellegrino. Davanti, la realtà sconosciuta, a un tempo minaccia e promessa. Dietro… Quante volte, il primo giorno, vi siete voltati indietro! Per misurare il vostro progresso, senza dubbio, ma anche perché questa strada, passo a passo dipanata, ancora vi lega, come un cordone ombelicale, ai vostri familiari e amici, alle vostre abitudini, ai ricordi: a quel che siete. E, se Dio vuole, è per di lì che un giorno tornerete a casa.”

Un viaggio dentro loro stessi, un percorso interiore difficile, che condividerà con il lettore anche frammenti di vita, come il racconto di quella mattina di sole del 1948 e di una mano sulla spalla che cambiò la vita a Pierre Barret.

La magia del fuoco e dell’acqua scaccia un po’ i fantasmi dello scoraggiamento. Tanto come per il dolore, sono scioccato di scoprire che, senza ragione sociale, non esisto più. […] Non posso impedirmi di pensare che, se avessero saputo chi siamo, tutta questa gente non ci avrebbe chiuso in faccia le loro porte. Decisamente, sarà più dura del previsto. Non è più una “esperienza”, è una sfida”.

La nostra opinione

L’offerta presente nel campo letterario, riguardo al Cammino di Santiago, è davvero sconfinata, ma, curiosando tra i volumi, nella maggior parte dei casi l’aspirante pellegrino si imbatterà in diari di viaggio colmi di aneddoti e dettagliate descrizioni della vita in cammino, o, diversamente, in guide contenenti informazioni pratiche su tappe, alloggi e luoghi di interesse.

In questo ambito, “Il cammino del Mondo” propone una netta linea di demarcazione, puntando con forza su un affascinante percorso attraverso la storia del pellegrinaggio medievale, fornendo gli strumenti necessari a codificarne i riti, le credenze, le motivazioni che portavano ad intraprenderlo.

Grazie al rigore storico, illustrato tuttavia con piglio divulgativo e senza eccessivo nozionismo, questo libro riesce a differenziarsi dalle canoniche pubblicazioni che affollano la saggistica sul Cammino di Santiago, consentendone così la lettura non solo a chi è interessato a questo argomento, bensì ad un pubblico più vasto.

Tra l’altro, uno dei punti di forza de “Il cammino del mondo” è certamente da ricondurre al periodo in cui gli autori hanno compiuto il loro Cammino, fine anni settanta, in quanto dal loro personale resoconto possiamo constatare le profonde trasformazioni (da alcuni considerati peggioramenti) che hanno interessato questo percorso in poco più di quarant’anni.

Questi e altri aspetti ci hanno portato a valutare in modo nettamente positivo “Il cammino del mondo”, libro che certamente sarà apprezzato da tutti coloro i quali hanno un interesse per i pellegrinaggi e per la storia medievale in generale, nonché da chi ama il Cammino di Santiago e di conseguenza anche chi ne ha tessuto storia e leggenda.

Cosa ci ha trasmesso la lettura de “Il cammino del mondo”

Voltando l’ultima pagina del viaggio attraverso questo volume, viene naturale chiedersi quali siano state le emozioni provate durante la lettura, cercando di decifrarne le origini e la relazione con il contenuto proposto da chi scrive. La parte del libro che certamente propone ampi spunti di riflessione è quella in cui sono gli autori stessi a mettersi in gioco, mostrando di sé le fragilità, i timori, le titubanze causate da un’avventura apparentemente sottovalutata.

Forse, è proprio quando Barret e Gurgand affrontano il nodo del ritorno a casa che trasmettono il loro vibrante desiderio di dare un senso a quel sentiero, uno scopo ultimo a quegli innumerevoli passi stentati. Nelle domande poste, si interroga e ci si interroga, realizzando infine l’impossibilità di trasmettere in modo compiuto i tumulti dell’anima vissuti, esprimendone però la vibrante umanità.

“E voi? Che succede a voi? Al vostro ritorno, siete stati accolti, avete parlato di quelle cose rimastevi impresse lungo il cammino, dei santuari, degli incontri, degli arcobaleni […].

Ma non sta lì l’essenziale. L’essenziale, non sapete esprimerlo. A volte, immobili nel vostro letto, con gli occhi spalancati sulla notte, vi sembra di essere ancora in marcia, come quei cani addormentati davanti al focolare, che nel sonno fanno dei gesti come se stessero inseguendo qualche superba preda. In quei momenti, quando il cammino vi riprende nel suo vortice, qualcosa vi stringe il cuore. […]

Avete percorso questa strada senza età fino alla soglia delle terre d’Occidente, seguendo durante le ore del giorno la corsa del Sole e durante le ore della notte quella della Via Lattea. Ed è allora, che una volta o l’altra, vi è capitato di provare al fondo della vostra fatica, fuggevolmente, inesprimibilmente, ciò che di più umano può esservi nella condizione dell’uomo”.

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